(Source: magicalnaturetour, via rotiferola)
(via loveyourchaos)
“Sei bretone?” le chiese. “Sì, di Saint Brieuc!” rispose lei con entusiasmo. “Però le danze brasiliane mi piacciono moltissimo…” aggiunse, probabilmente al fine di farsi perdonare lo scarso apprezzamento delle danze africane. Per esasperare Bruno non ci voleva altro. Cominciava ad averne le scatole piene, di quella mania filo-brasiliana. Perché il Brasile? Da quel che ne sapeva, il Brasile era un posto di merda, abitato da bruti fanatici di calcio e di automobilismo, pieno di corruzione, di violenza, di miseria. Se c’era una nazione esecrabile, quella era proprio e specificamente il Brasile. “Sophie!” esclamò Bruno con slancio. “Potrei andarmene in vacanza in Brasile. Al mattino me ne andrei in giro per favelas. Il minibus dell’agenzia di viaggio sarebbe blindato. Guarderei i piccoli assassini di otto anni che sognano di diventare pezzi grossi; le piccole puttanelle destinate a morire di AIDS a tredici anni. Non avrei paura, perché nel minibus blindato mi sentirei protetto. Poi il pomeriggio me ne andrei sulla spiaggia in mezzo a trafficanti di droga ricchissimi e a magnaccia. In mezzo a questa vita sfrenata, a questa fretta, dimenticherei la malinconia dell’uomo occidentale. Sophie, tu hai ragione: quando torno a Parigi vado a prenotare in un’agenzia di Nouvelles Frontières.” Sophie lo guardò in silenzio per qualche secondo, espressione angustiata, ruga pensosa in mezzo alla fronte. “Devi aver sofferto parecchio…” disse infine, con tono triste.”
- M. Houellebecq, Le particelle elemetari |